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11 aprile 2007

"Colpevoli di crimini enormi" (Benedetto XVI ai preti pedofili)


In questi giorni, sui media (ed in particolare su Repubblica) si parla della denuncia di alcuni fedeli nei confronti di un sacerdote che si sarebbe macchiato del gravissimo reato (e peccato) di pedofilia.
E' chiaro che ognuno di noi e' innocente fino a che non venga pronunciata sentenza irrevocabile di condanna, tuttavia auspico che si faccia un'indagine puntigliosa e attenta per scoprire la verita' ed accertare i fatti.
Personalmente penso che la pedofilia sia uno degli atti piu' gravi ed imperdonabili che una persona possa compiere. Come afferma il Papa, cio' e' tanto piu' esecrabile se a commettere un reato e' un sacerdote.
In questa occasione, vorrei pero' evidenziare i due pesi e due misure usate dai media sulla vicenda.
Sembra quasi che, gratta gratta, sia Benedetto XVI il responsabile del silenzio tenuto finora dalle vittime e dalla Curia di Firenze.
Ricordiamo, per inciso, che la Curia e' stata informata solo nel 2004 e che la prossima settimana i Vescovi fiorentini saranno "a rapporto" da Benedetto XVI.
Qualcuno (i radicali) in passato ha accusato Papa Benedetto di aver voluto insabbiare alcuni casi di pedofilia nella Chiesa.
Niente di piu' falso visto che Ratzinger ha piu' volte denunciato la sporcizia nella Chiesa ed ha auspicato un intervento a sostegno delle piccole vittime.
Le accuse infondate nei confronti del Papa derivano da un documento, "De delictis gravioribus", firmato dal cardinale Ratzinger e dall'allora arcivescovo Bertone.
Peccato, pero', che quel documento non sia una libera iniziativa di Joseph Ratzinger, ma sia una sorta di regolamento attuativo di un "Motu Proprio" di Giovanni Paolo II, "LITTERAE APOSTOLICAE MOTU PROPRIO DATAE quibus Normae de gravioribus delictis Congregationi pro Doctrina Fidei reservatis promulgantur".

Come vediamo, leggendo attentamente, il Motu proprio (di Papa Wojtyla) e la Lettera ai Vescovi (firmata da Ratzinger), nessuno ha mai voluto insabbiare nulla, anzi: entrambi i documenti vanno nella direzione di impedire la prescrizione di simili reati e l'insabbiamento. In particolare, il cardinale Ratzinger chiedeva «non solo di contribuire a evitare un crimine così grave, ma anche di proteggere con le necessarie sanzioni la santità del sacerdozio e la cura pastorale offerta dai vescovi e dagli altri responsabili ecclesiastici»..

C'e' poi la DURA CONDANNA di Papa Ratzinger nei confronti della pedofilia ecclesiastica, espressa il 28 ottobre 2006 di fronte ai Vescovi irlandesi.
Fatti non parole da parte del Pontefice!

A prova di quanto ho detto sopra, mi piace segnalare due articoli, pubblicati il 29 ottobre 2007, da un quotidiano insospettabile: Repubblica.
Sappiamo che il giornale di Ezio Mauro non e' propriamente filo-Ratzinger, eppure, OBIETTIVAMENTE, cosi' scriveva
:


LA CHIESA DI RATZINGER

Il Papa contro i preti pedofili "Colpevoli di crimini enormi"

Ratzinger: scoprire la verità e aiutare le vittime di abusi

Duro intervento davanti ai vescovi irlandesi in udienza "Minata la fiducia nella Chiesa, occorre ricostruirla"

ORAZIO LA ROCCA

CITTÀ DEL VATICANO

Gli abusi sessuali sui bambini «sono crimini abominevoli» che vanno perseguiti «con forza, determinazione e tempestività» per «punire i colpevoli e aiutare le piccole vittime». Ma quando i colpevoli sono «religiosi, questo particolare crimine diventa ancora più grande e la Chiesa deve fare tutto il possibile per assicurare alla giustizia chi lo commette, e nello stesso tempo dare sostegno alle vittime ed evitare che altre violenze simili possano ripetersi». Benedetto XVI davanti ad uno dei più grandi scandali esplosi negli ultimi anni in alcune diocesi della Chiesa cattolica: le violenze sessuali sui minori da parte dei preti pedofili. Tema scomodo e scottante affrontato ieri dal Papa per la prima volta, pubblicamente, da quando è asceso al soglio di Pietro, il 19 aprile 2005, ricevendo in Vaticano i vescovi irlandesi.
Era stato, nel marzo scorso, l´arcivescovo di Dublino, monsignor Diarmuid Martin, a rivelare che, secondo una inchiesta svolta tra i 2800 preti della sua diocesi, dagli anni ‘40 i casi di pedofilia accertati erano stati 350 e che i sacerdoti sospettati di aver compiuto violenze sessuali sono circa il 3 per cento del clero irlandese. Ieri l´arcivescovo Sean Bredy, primate d´Irlanda, ne ha parlato al Papa, e il pontefice ne ha tratto lo spunto per esortare tutta la Chiesa ad essere più «vigile ed attenta» verso un problema - gli abusi sui bambini - che scuote le coscienze e lacera le vite di tanti innocenti. «Voi - ha ricordato tra l´altro il Papa - , avete dovuto fare fronte negli anni recenti a molti e terribili casi di abusi sessuali su minori. Questi sono ancora più tragici quando ad abusare è un uomo di Chiesa. Le ferite causate da tali atti agiscono in profondità ed è un´operazione urgente ricostruire la fiducia e la sicurezza là dove esse sono state compromesse».

Di fronte a simili violenze, avverte Ratzinger, occorre «stabilire la verità per adottare qualsiasi misura necessaria per prevenire la possibilità che i fatti si ripetano, garantire che i principi di giustizia siano pienamente rispettati e, soprattutto, portare sostegno alle vittime colpite da questi enormi crimini».

«Parole giuste e sacrosante», commenta il cardinale Javier Lozano Barragan, ministro della Sanità della Santa Sede, nativo del Messico, uno dei paesi maggiormente colpiti da casi di abusi sessuali di preti. «Quando ero arcivescovo - ricorda il cardinale - di fronte a casi simili ero inflessibile e per niente tollerante. Occorre essere vigili, attenti, a partire dalla formazione nei seminari. Ma non va dimenticato che ci sono anche persone che denunziano la Chiesa solo per cercare di trarre vantaggi economici con l´inganno e la menzogna».

Repubblica, 29 ottobre 2006


IL RETROSCENA

La svolta di Wojtyla, la circolare di Ruini ai vescovi: quattro anni di sforzi per estirpare la piaga

Pubbliche ammende e lettere segrete così il Vaticano decise di dire basta

MARCO POLITI

CITTÀ DEL VATICANO

LA SVOLTA avvenne tra il 2001 e il 2002.
Protagonisti papa Wojtyla e l´allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, cardinale Ratzinger.

Scosso e disgustato dall´ondata di scandali che stava investendo la Chiesa cattolica degli Stati Uniti, Giovanni Paolo II ruppe con il secolare costume ecclesiastico dell´insabbiamento e si affrancò dai consigli di quanti in Curia propendevano per una «prudenza» molto simile all´omertà.

Di colpo il pontefice polacco tirò i freni e con un Motu proprio del 18 maggio 2001 sancì il ruolo centrale dell´ex Sant´Uffizio nell´affrontare il fenomeno.
Vennero poi le «Linee guida» elaborate da Ratzinger.

Ai vescovi del mondo il cardinale chiedeva «non solo di contribuire a evitare un crimine così grave, ma anche di proteggere con le necessarie sanzioni la santità del sacerdozio e la cura pastorale offerta dai vescovi e dagli altri responsabili ecclesiastici».
È questo il documento su cui oggi si basa la Santa Sede per contrastare e combattere la pedofilia del clero.
Al primo sospetto oggettivo il vescovo è tenuto a informare la Congregazione per la Dottrina della fede, che deciderà se far giudicare la questione a livello locale o avocare il procedimento in Vaticano. Lo stesso documento condanna ogni abuso della confessione per ottenere favori sessuali.

Per scongiurare frettolose archiviazioni Ratzinger - d´intesa con papa Wojtyla -prese anche la decisione di modificare i termini di prescrizione dei processi ecclesiastici. I dieci anni necessari per far decadere i procedimenti scattano (dopo la riforma del 2001) soltanto a partire dalla maggiore età della vittima, in modo da garantire a chi è stato abusato nel corso dell´adolescenza la piena facoltà di intervento in giudizio.
L´anno successivo il cardinale Ratzinger partecipò al vertice straordinario dell´episcopato americano, convocato a Roma, quando si stabilì «tolleranza zero» per i preti pedofili e l´immediato allontanamento di chiunque fosse coinvolto in indagini da incarichi ecclesiali a contatto con minori.
Le dure parole, usate ora da Benedetto XVI, trovano un precedente nell´escalation di interventi di Giovanni Paolo II dopo l´esplosione degli scandali. «L´abuso che ha causato questa crisi - disse ai vescovi americani nell´aprile del 2002 - viene giustamente considerato un crimine dalla società ed è anche un peccato sconvolgente agli occhi di Dio». Quando nel luglio del 2002 il pontefice polacco si recò a Toronto per la Giornata mondiale della gioventù confessò dinanzi a centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze che i preti pedofili provocavano in lui «un profondo senso di tristezza e di vergogna».
Molti ritengono che l´allusione di Ratzinger alla «sporcizia» nella Chiesa durante l´ormai famosa Via Crucis del 2005, poco prima della morte di Giovanni Paolo II, si riferisse anche ai casi di pedofilia diffusi in ogni parte del globo. Da pontefice Ratzinger ha costretto alle dimissioni - risparmiandogli l´onta di un processo ecclesiastico - il fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel, pressato da antiche accuse di pedofilia. Sulla situazione italiana il presidente della Cei Ruini mandò tempo fa una lettera a tutti i vescovi, che però non è mai stata pubblicata. Finora in Italia, tranne eccezioni, la tendenza nella gerarchia ecclesiastica è di aspettare le conclusioni della magistratura ordinaria, invece di punire per primi i colpevoli.

Repubblica, 29 ottobre 2006


Ecco, dunque, la verita':nessun insabbiamento, anzi, massima attenzione nei confronti delle vittime.
Il cardinale Ratzinger ha attuato le direttive del Motu proprio wojtyliano, ma, ancora una volta, i media hanno trovato il modo di attribuire a lui ogni colpa.
Due pesi e due misure? Certo! Un documento e' rivoluzionario o importante non in base al contenuto ma in funzione di chi lo firma? Semplice...ma evidente!

A mesi di distanza dall'articolo, obiettivo e fondato sulla verita', di Politi, leggo su "La Repubblica" (lo stesso giornali per cui scrive Politi):


LE LETTERE

Sesso in parrocchia, la procura indaga

Firenze, nel mirino i presunti abusi del vecchio sacerdote

Alcune donne violentate da bimbe autrici di denunce e memoriali sono pronte a testimoniare
La magistratura vuole accertare a quale epoca risalgano i fatti e se devono considerarsi prescritti


FRANCA SELVATICI


FIRENZE - Sono stati perduti tanti anni. Ora la procura di Firenze non intende perdere neppure un giorno. Appena venuto a conoscenza dalle pagine di «Repubblica» delle denunce di un gruppo di ex fedeli e di sacerdoti contro don Lelio Cantini, per quasi 40 anni parroco della chiesa della Regina della Pace, alla periferia di Firenze, il procuratore Ubaldo Nannucci ha aperto un procedimento penale per abusi sessuali pluriaggravati e continuati. L´obiettivo è quello di accertare se il sacerdote, che oggi ha 84 anni, abbia costretto per anni numerose bambine e ragazzine della sua parrocchia a subire atti sessuali, e se abbia esercitato gravissime violenze psicologiche su alcuni ragazzi avviandoli al seminario e alla vita sacerdotale.
«Dobbiamo stabilire - ha spiegato il procuratore - se è vero ciò che è stato scritto e poi, ammesso che ci siano delle conferme, bisogna verificare a quale epoca risalgono questi fatti. Per ora non si può dire se gli abusi denunciati siano prescritti o no. Bisogna vedere fino a quando si sono protratti quei comportamenti. L´unico dato di fatto, per ora, è che questo sacerdote è stato rimosso nel 2005». L´inchiesta dovrebbe avanzare speditamente. Alcune ex bambine della parrocchia, autrici di denunce e memoriali sinora rimasti confinati nell´ambito della Chiesa, sono pronte a salire le scale della procura della Repubblica per testimoniare il loro dramma.
Sinora alla magistratura non era arrivata alcuna denuncia contro don Cantini. Mai una denuncia nei lunghissimi anni in cui ha retto con mano ferma la parrocchia della Regina della Pace. Un silenzio che potrebbe spiegarsi da un lato con l´estremo turbamento e la vergogna delle vittime, che solo da pochi anni hanno scoperto di essere in tante e sono riuscite insieme a trovare il coraggio di chiedere giustizia e verità, e dall´altro con la rete di segretezza con cui la Chiesa ha voluto circondare la piaga della pedofilia nelle sacrestie. L´istruzione Crimen Sollicitationis (Delitto di sollecitazione) emanata dal Sant´Uffizio il 16 marzo 1962 e l´epistola De delictis gravioribus (Sui delitti più gravi), del 18 maggio 2001, vincolano i vescovi di tutta la Chiesa Cattolica al segreto sugli abusi sessuali compiuti dai sacerdoti sui minori. L´epistola De delictis gravioribus porta la firma del cardinale Joseph Ratzinger e dell´arcivescovo Tarcisio Bertone, all´epoca rispettivamente prefetto e segretario della Congregazione per la dottrina della fede. Fra i delitti più gravi «nella celebrazione dei sacramenti e contro la morale» l´epistola include sia gli abusi sui minori che «la sollecitazione, nell´atto o in occasione o con il pretesto della confessione, al peccato contro il sesto comandamento, se è finalizzata a peccare con il confessore stesso». Cioè proprio i crimini che le bambine di un tempo attribuiscono a don Cantini. Ma la stessa epistola impone su questi delitti il «segreto pontificio», il più rigido della Chiesa dopo quello del confessionale. La sua violazione comporta pene canoniche severissime, fino alla scomunica. E solo il Papa può togliere il vincolo.

Repubblica, 8 aprile 2007

Delle due l'una: o ha ragione Politi oppure la Selvatici!
Basta leggere il Motu proprio e la lettera "De delictis gravioribus" per rendersi conto che e' l'articolo di Politi a rispondere al vero.
Un consiglio a Repubblica: leggete gli articoli pubblicati dal vostro giornale prima di sparare a zero su chi non ha colpa, ma, semmai, molti meriti!

Raffaella

Sullo stesso argomento vedi anche:

Violenze di preti su minori: bilancio della “purificazione” in corso

Fine della storia per il fondatore dei Legionari di Cristo

La prima sentenza del prefetto Levada fa tremare la Legione

Legionari di Cristo. Sempre più vicino il processo a padre Maciel

1 giugno 2007

Gli articoli che i vaticanisti non hanno scritto...


Vedi anche:

Guardate un po' che cosa ho trovato (Gli articoli che i vaticanisti non hanno scritto 2)

Aggiornamento della rassegna stampa del 1° giugno 2007 (2)

Aggiornamento della rassegna stampa del 1° giugno 2007 (1)

Rassegna stampa del 1° giugno 2007

Video BBC: tanto rumore per nulla

SPECIALE: Il documentario della BBC dice il falso: ecco le prove!


Cari amici, Annozero e' andato in onda, Santoro non fara' piu' il martire e Monsignor Fisichella e' riuscito ad esporre in modo cristallino la posizione (di dura condanna) della Chiesa e del Papa, in particolare, nei confronti di quel crimine orrendo che e' la pedofilia, ancora piu' terribile se a perpetrarlo e' un ecclesiastico(vedi Discorso di Benedetto XVI ai Vescovi irlandesi, 28 ottobre 2006).
Tutti contenti? No, io personalmente non sono affatto soddisfatta.
Perche'? Beh, vedo molta ipocrisia in giro ed in particolare sulla grande stampa che ha da tempo tutti gli strumenti per confutare il video della BBC.
Perche' non e' stata fatta un'operazione cosi' semplice?
Perche' i vaticanisti hanno taciuto?
Perche' hanno permesso che altri scrivessero gli articoli al loro posto pur non conoscendo dettagliatamente i documenti vaticani interessati?
Perche' anche oggi tutto tace?
Avrei voluto leggere articoli diversi stamattina, magari scritti da coloro che conoscono bene il Vaticano e l'attivita' del Papa.
Pazienza...consoliamoci andando a scavare negli archivi ed a leggere cio' che i "giornalisti del Papa" (scusate l'espressione forte, comunque non veritiera) scrivevano il 29 ottobre 2006, all'indomani del discorso di Benedetto XVI ai Vescovi irlandesi
.
Raffaella


Dura condanna di Ratzinger. «Aiutiamo le vittime, misure urgenti perché questi episodi non si ripetano»

Il Papa e i preti pedofili: crimini enormi
Incontro con i vescovi irlandesi. «Molti e terribili casi di abusi»


Papa Benedetto XVI riceve i vescovi irlandesi e parla per la prima volta della pedofilia del clero, indicando come «molti, terribili e tragici» i casi irlandesi di abusi sessuali su minori e qualificandoli come «enormi crimini», di fronte ai quali è «urgente» stabilire la verità, garantire che i principi di giustizia siano pienamente rispettati e adottare misure per evitare che «si ripetano». «Nell' esercizio del vostro ministero pastorale - ha detto papa Benedetto - avete dovuto fare fronte negli anni recenti a molti e terribili casi di abusi sessuali su minori. Questi sono ancora più tragici quando ad abusare è un uomo di Chiesa. Le ferite causate da tali atti agiscono in profondità ed è un' operazione urgente ricostruire la fiducia e la sicurezza là dove esse sono state compromesse». Alle pagine 10 e 11 Accattoli

Corriere della sera, 29 ottobre 2006


LA PEDOFILIA E LA CHIESA *** L' APPELLO Il Papa ha usato lo stesso linguaggio degli ultimi anni di pontificato di Wojtyla e dell' incontro del 2002 con i cardinali Usa

Ratzinger condanna i preti pedofili «Crimini enormi, aiutiamo le vittime»

Il Papa ha ricevuto i vescovi irlandesi. «Molti e terribili casi di abusi»

CITTÀ DEL VATICANO - Il Papa riceve i vescovi irlandesi e parla per la prima volta della pedofilia del clero, indicando come «molti e terribili», «tragici», i casi irlandesi di abusi sessuali su minori e qualificandoli come «enormi crimini», di fronte ai quali è «urgente» adottare misure per evitare che «si ripetano». Il linguaggio è lo stesso che usava negli ultimi anni Giovanni Paolo II e anche le indicazioni operative ricalcano quanto era stato stabilito nell' aprile del 2002, in occasione di un «incontro» dei vertici curiali con i cardinali degli Usa, il Paese dove in quel momento la Chiesa cattolica viveva un' emergenza giudiziaria del problema. In quell' incontro un ruolo chiave nel decidere le modalità con cui correre ai ripari l' aveva svolto il cardinale Ratzinger. Che Benedetto XVI abbia parlato ieri degli scandali sessuali è casuale (dipende dal calendario delle «visite» quinquennali dei vescovi di tutto il mondo), ma non è un caso che ne abbia parlato ai vescovi irlandesi: secondo un' indagine dell' arcidiocesi di Dublino - della quale si ebbe notizia il marzo scorso - sarebbero più di cento i preti dublinesi accusati di abusi sessuali su minori negli ultimi sessant' anni, e circa 350 le vittime. Un' altra indagine dell' anno scorso condotta da una diocesi più piccola, nella contea di Wexford, aveva censito 21 preti e un centinaio di vittime. «Nell' esercizio del vostro ministero pastorale - ha detto Papa Benedetto - avete dovuto fare fronte negli anni recenti a molti e terribili casi di abusi sessuali su minori. Questi sono ancora più tragici quando ad abusare è un uomo di Chiesa. Le ferite causate da tali atti agiscono in profondità ed è un' operazione urgente ricostruire la fiducia e la sicurezza là dove esse sono state compromesse». La prima necessità - ha detto ancora Benedetto XVI - è quella di «stabilire la verità di quanto accaduto, al fine di adottare qualsiasi misura necessaria per prevenire la possibilità che i fatti si ripetano, garantire che i principi di giustizia siano pienamente rispettati e, soprattutto, portare sostegno alle vittime e a tutti quanti siano colpiti da questi enormi crimini». Naturalmente il Papa ha voluto rendere omaggio al «pregevole lavoro» e all' «abnegazione» della «grande maggioranza dei sacerdoti e religiosi d' Irlanda», che «non devono essere oscurati dalle trasgressioni di alcuni dei loro fratelli: sono sicuro che la gente lo capisca e continui a guardare al suo clero con affetto e stima». Nel saluto al Papa, era stato l' arcivescovo di Armagh, Sean Brady, primate d' Irlanda e presidente dei vescovi, a evocare i preti pedofili: «A nessun argomento sono stati dedicati più tempo e attenzione dalla nostra Conferenza episcopale che all' angosciante problema di rispondere a coloro la cui fiducia è stata tradita, le cui vite sono state devastate e la cui fede spesso è stata distrutta dall' abuso sessuale loro inflitto da alcuni preti e religiosi. Tale abuso è stato anche fonte di grande scandalo e scoraggiamento per l' intera comunità cattolica, compresa la grande maggioranza di preti e religiosi che continuano a sforzarsi di vivere vite di santità, servizio e abnegazione nel nome del Signore». L' arcivescovo Brady ha ringraziato il Papa e la Santa Sede per il «continuo supporto» che danno ai vescovi irlandesi «nel cercare di portare sostegno a quanti sono stati colpiti da questa dolorosa tragedia». Un' allusione - questa - alle difficoltà che le diocesi dell' Irlanda incontrano nel pagare i «risarcimenti» chiesti dalle vittime per via giudiziaria. Secondo notizie della primavera scorsa, erano 32 i preti della sola Dublino citati per danni da 105 vittime e il costo dei risarcimenti ammontava allora a 5,9 milioni di euro. * * * 102 *** I sacerdoti accusati di aver abusato di minori dal 1940 a Dublino; 390 le vittime (fonte arcivescovo Diarmuid Martin) *** 30 *** Sono i sacerdoti coinvolti in casi di pedofilia (arrestati o condannati) in Italia dal 2000 (fonte Adista) *** 467 *** I milioni di dollari spesi nel 2005 dalla chiesa Usa per gli abusi che hanno coinvolto sacerdoti (399 milioni solo in risarcimenti) *** 783 *** I casi di abusi sessuali denunciati nel 2005 negli Usa, 309 in meno rispetto al 2004. Quasi 9 su 10 sono avvenuti prima del 1990

Corriere della sera, 29 ottobre 2006


LA CHIESA DI RATZINGER

Il Papa contro i preti pedofili "Colpevoli di crimini enormi"

Ratzinger: scoprire la verità e aiutare le vittime di abusi

Duro intervento davanti ai vescovi irlandesi in udienza "Minata la fiducia nella Chiesa, occorre ricostruirla"

ORAZIO LA ROCCA

CITTÀ DEL VATICANO

Gli abusi sessuali sui bambini «sono crimini abominevoli» che vanno perseguiti «con forza, determinazione e tempestività» per «punire i colpevoli e aiutare le piccole vittime». Ma quando i colpevoli sono «religiosi, questo particolare crimine diventa ancora più grande e la Chiesa deve fare tutto il possibile per assicurare alla giustizia chi lo commette, e nello stesso tempo dare sostegno alle vittime ed evitare che altre violenze simili possano ripetersi». Benedetto XVI davanti ad uno dei più grandi scandali esplosi negli ultimi anni in alcune diocesi della Chiesa cattolica: le violenze sessuali sui minori da parte dei preti pedofili. Tema scomodo e scottante affrontato ieri dal Papa per la prima volta, pubblicamente, da quando è asceso al soglio di Pietro, il 19 aprile 2005, ricevendo in Vaticano i vescovi irlandesi.
Era stato, nel marzo scorso, l´arcivescovo di Dublino, monsignor Diarmuid Martin, a rivelare che, secondo una inchiesta svolta tra i 2800 preti della sua diocesi, dagli anni ‘40 i casi di pedofilia accertati erano stati 350 e che i sacerdoti sospettati di aver compiuto violenze sessuali sono circa il 3 per cento del clero irlandese. Ieri l´arcivescovo Sean Bredy, primate d´Irlanda, ne ha parlato al Papa, e il pontefice ne ha tratto lo spunto per esortare tutta la Chiesa ad essere più «vigile ed attenta» verso un problema - gli abusi sui bambini - che scuote le coscienze e lacera le vite di tanti innocenti. «Voi - ha ricordato tra l´altro il Papa - , avete dovuto fare fronte negli anni recenti a molti e terribili casi di abusi sessuali su minori. Questi sono ancora più tragici quando ad abusare è un uomo di Chiesa. Le ferite causate da tali atti agiscono in profondità ed è un´operazione urgente ricostruire la fiducia e la sicurezza là dove esse sono state compromesse».

Di fronte a simili violenze, avverte Ratzinger, occorre «stabilire la verità per adottare qualsiasi misura necessaria per prevenire la possibilità che i fatti si ripetano, garantire che i principi di giustizia siano pienamente rispettati e, soprattutto, portare sostegno alle vittime colpite da questi enormi crimini».

«Parole giuste e sacrosante», commenta il cardinale Javier Lozano Barragan, ministro della Sanità della Santa Sede, nativo del Messico, uno dei paesi maggiormente colpiti da casi di abusi sessuali di preti. «Quando ero arcivescovo - ricorda il cardinale - di fronte a casi simili ero inflessibile e per niente tollerante. Occorre essere vigili, attenti, a partire dalla formazione nei seminari. Ma non va dimenticato che ci sono anche persone che denunziano la Chiesa solo per cercare di trarre vantaggi economici con l´inganno e la menzogna».

Repubblica, 29 ottobre 2006

Ed ecco l'apoteosi...la spiegazione dettagliata dei documenti!

IL RETROSCENA

La svolta di Wojtyla, la circolare di Ruini ai vescovi: quattro anni di sforzi per estirpare la piaga

Pubbliche ammende e lettere segrete così il Vaticano decise di dire basta

MARCO POLITI

CITTÀ DEL VATICANO

LA SVOLTA avvenne tra il 2001 e il 2002.
Protagonisti papa Wojtyla e l´allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, cardinale Ratzinger.
Scosso e disgustato dall´ondata di scandali che stava investendo la Chiesa cattolica degli Stati Uniti, Giovanni Paolo II ruppe con il secolare costume ecclesiastico dell´insabbiamento e si affrancò dai consigli di quanti in Curia propendevano per una «prudenza» molto simile all´omertà.

Di colpo il pontefice polacco tirò i freni e con un Motu proprio del 18 maggio 2001 sancì il ruolo centrale dell´ex Sant´Uffizio nell´affrontare il fenomeno.
Vennero poi le «Linee guida» elaborate da Ratzinger.
Ai vescovi del mondo il cardinale chiedeva «non solo di contribuire a evitare un crimine così grave, ma anche di proteggere con le necessarie sanzioni la santità del sacerdozio e la cura pastorale offerta dai vescovi e dagli altri responsabili ecclesiastici».
È questo il documento su cui oggi si basa la Santa Sede per contrastare e combattere la pedofilia del clero.
Al primo sospetto oggettivo il vescovo è tenuto a informare la Congregazione per la Dottrina della fede, che deciderà se far giudicare la questione a livello locale o avocare il procedimento in Vaticano. Lo stesso documento condanna ogni abuso della confessione per ottenere favori sessuali.

Per scongiurare frettolose archiviazioni Ratzinger - d´intesa con papa Wojtyla -prese anche la decisione di modificare i termini di prescrizione dei processi ecclesiastici. I dieci anni necessari per far decadere i procedimenti scattano (dopo la riforma del 2001) soltanto a partire dalla maggiore età della vittima, in modo da garantire a chi è stato abusato nel corso dell´adolescenza la piena facoltà di intervento in giudizio.
L´anno successivo il cardinale Ratzinger partecipò al vertice straordinario dell´episcopato americano, convocato a Roma, quando si stabilì «tolleranza zero» per i preti pedofili e l´immediato allontanamento di chiunque fosse coinvolto in indagini da incarichi ecclesiali a contatto con minori.
Le dure parole, usate ora da Benedetto XVI, trovano un precedente nell´escalation di interventi di Giovanni Paolo II dopo l´esplosione degli scandali. «L´abuso che ha causato questa crisi - disse ai vescovi americani nell´aprile del 2002 - viene giustamente considerato un crimine dalla società ed è anche un peccato sconvolgente agli occhi di Dio». Quando nel luglio del 2002 il pontefice polacco si recò a Toronto per la Giornata mondiale della gioventù confessò dinanzi a centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze che i preti pedofili provocavano in lui «un profondo senso di tristezza e di vergogna».
Molti ritengono che l´allusione di Ratzinger alla «sporcizia» nella Chiesa durante l´ormai famosa Via Crucis del 2005, poco prima della morte di Giovanni Paolo II, si riferisse anche ai casi di pedofilia diffusi in ogni parte del globo. Da pontefice Ratzinger ha costretto alle dimissioni - risparmiandogli l´onta di un processo ecclesiastico - il fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel, pressato da antiche accuse di pedofilia. Sulla situazione italiana il presidente della Cei Ruini mandò tempo fa una lettera a tutti i vescovi, che però non è mai stata pubblicata. Finora in Italia, tranne eccezioni, la tendenza nella gerarchia ecclesiastica è di aspettare le conclusioni della magistratura ordinaria, invece di punire per primi i colpevoli.

Repubblica, 29 ottobre 2006

Ma non e' una cosa strana? Gli stessi documenti che, ottobre 2006, servivano ad elogiare Papa Wojtyla (e, in subordine, come sempre, il cardinale Ratzinger), ora, maggio-giugno 2007, vengono utilizzati contro Papa Benedetto XVI!
Non e' meraviglioso come la stampa cambi idea tanto facilmente? Resto veramente basita di fronte a cotanta onesta'!

Raffaella


L'anatema del Papa sui preti pedofili

di CATERINA MANIACI

ROMA Nessuna debolezza e tentennamento: il Papa esprime una dura condanna nei confronti dei religiosi che si siano macchiati degli «enormi crimini» che sono gli abusi sessuali» contro minori. Di fronte a questi crimini diventa «urgente» ricostruire la fiducia e la sicurezza perdute. Per la prima volta in un suo discorso ufficiale Benedetto XVI parla dello scandalo dei preti pedofili, raccomandando ai rappresentanti del clero - quando episodi di abusi vengano alla luce - la necessità di «stabilire sempre la verità», di prevenire l'eventualità che i fatti si ripetano e soprattutto di «portare sostegno alle vittime». Il fatto è importante, ma non dovrebbe stupire. Non è certo la prima volta che il Pontefice colpisce forte e duro contro i preti pedofili, e non sarà neanche l'ultima. Però è la prima volta che lo fa in un discorso ufficiale, come quello di ieri durante l'udienza concessa ieri ai vescovi della Conferenza Episcopale d'Irlanda. Il Papa ha sottolineato che nei casi in cui religiosi si siano macchiati di atti di pedofilia è necessario «stabilire la verità di quanto accaduto, al fine di adottare qualsiasi misura sia necessaria per prevenire la possibilità che i fatti si ripetano, garantire che i principi di giustizia siano pienamente rispettati e, soprattutto, portare sostegno alle vittime e a tutti quanti siano colpiti da questi enormi crimini». Quindi si deve accertare l'effettiva colpevolezza del religioso accusato, onde evitare di scatenare quella "caccia alle streghe" che, per esempio negli Stati Uniti, è servita a pretesto per assalire e mettere in ginocchio la Chiesa cattolica da parte di una potente lobby anticattolica. Ma bisogna anche essere severi e molto attenti nello stroncare il male, fin dalle prime avvisaglie. «Nell'esercizio del vostro ministero pastorale», ha ricordato il Pontefice ai vescovi irlandesi, facendo riferimento agli scandali scoppiati nelle loro diocesi, «avete dovuto fare fronte negli anni recenti a molti e terribili casi di abusi sessuali su minori. Questi sono ancora più tragici quando ad abusare è un uomo di Chiesa. Le ferite causate da tali atti agiscono in profondità ed è un'operazione urgente ricostruire la fiducia e la sicurezza là dove esse sono state danneggiate». Dopo aver elencato le sue raccomandazioni e le corrette modalità per affrontare efficacemente il problema, papa Ratzinger ha aggiunto che solo «in questo modo la Chiesa in Irlanda potrà crescere più forte ed essere ancora più capace di dare testimonianza della forza redentrice della croce di Cristo».

Ratzinger da sempre ritiene da sempre quella dei preti pedofili una piaga da estirpare senza compromessi. Durante il suo pontificato sono state emesse le direttive per chiude-re ai gay le porte dei seminari e dell'ordinazione sacerdotale, poi è seguita la punizione inflitta al fondatore dei Legionari di Cristo, il messicano padre Marcial Maciel Degollado, allontanato dal sacerdozio attivo perché accusato da lunga data di abusi sessuali su ex semina risti.

Una decisione che ha suscitato clamore anche perché i Legionari sono considerati una congregazione molto potente e in ascesa. Nonostante questo, dopo una lunga e circostanziata indagine, la Congregazione per la dottrina della fede ha deciso una rimozione dal suo ruolo pubblico e una pesante "condanna" morale.

Bisogna anche ricordare che uno dei primissimi provvedimenti adottati dalla stessa Congregazione per la Dottrina della fede nell'era ratzingeriana è stato quello di imporre a padre Gino Burresi, fondatore dei Servi del Cuore Immacolato di Maria, di lasciare il ministero e ritirarsi a vita privata.

Era il 19 luglio 2005 e tra i motivi del provvedimento, il decreto della Congregazione citava abusi nella confessione e nella direzione spirituale. Ma fonti vaticane hanno confermato che a questi motivi vanno aggiunte le accuse di abuso sessuale rivolte contro padre Burresi da alcuni che furono suoi seguaci e seminaristi negli anni Settanta e Ottanta.

Un segnale chiaro di quale sarebbe stata la direzione presa da questo Pontificato nei confronti della delicatissima questione.

GLI ULTIMI CASI

19 MAGGIO 2006 La Congregazione per la dottrina della fede con l'approvazione del Papa, ha imposto a il sacerdote messicano Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo, «una vita riservata di preghiera e di penitenza, rinunciando ad ogni ministero pubblico». Questo dopo lunghe indagini sulle accuse di abusi sessuali contro il fondatore dei Legionari 22 LUGLIO 2005 Don Roberto Volaterra, ex parroco di Castagnole Piemonte (Pinerolo), viene arrestato con l'accusa di violenza sessuale nei confronti di una bimba di 11 anni. Il sacerdote è stato condannato a un anno e 8 mesi con la condizionale 22 SETTEMBRE 2004 Un parroco di un piccolo centro della diocesi di Pavia viene accusato, assieme ad altre 3 persone, di detenzione di materiale pedopornografico. I quattro imputati sono identificati grazie a un'indagine condotta su internet. Il prete patteggia la pena e viene condannato a 3 mesi e 20 giorni 14 LUGLIO 2004 Nel gennaio 2004 viene arrestato padre Domenico Marcanti di 48 anni con l'accusa di violenza sessuale su minori e circa un mese dopo, a metà febbraio, viene trasferito dal carcere piemontese di Biella in una comunità di preghiera del Pavese agli arresti domiciliari 1 LUGLIO 2004 Don Felice Cini, sacerdote accusato di aver molestato sessualmente alcuni bambini nella parrocchia di Arcille, in provincia di Grosseto, viene condannato a due anni e sei mesi.

Libero, 29 ottobre 2006

26 ottobre 2008

Morto padre Michele Piccirillo, noto biblista e archeologo. I funerali mercoledì a Roma nella Basilica di San’Antonio (Radio Vaticana e Agi)


Vedi anche:

Il Papa: "Serve un metodo storico e teologico per la giusta lettura della Bibbia"

Il Papa celebra la conclusione del Sinodo dei vescovi ed annuncia il suo primo viaggio in Africa

SANTA MESSA E ANGELUS: PODCAST DI RADIO VATICANA

Il Papa: "Auspico che i Responsabili civili e religiosi di tutti i Paesi, consapevoli del loro ruolo di guida e di riferimento per le popolazioni, compiano dei gesti significativi ed espliciti di amicizia e di considerazione nei confronti delle minoranze, cristiane o di altre religioni, e si facciano un punto d’onore della difesa dei loro legittimi diritti" (Parole del Santo Padre alla recita dell'Angelus)

Benedetto XVI annuncia per marzo il suo primo viaggio in Camerun e Angola. Nell'ottobre del 2009 a Roma il Sinodo dell'Africa

Il Papa annuncia: "A marzo andrò in Angola e Camerun"

Papa: Un pensiero speciale a vescovi e cattolici in Cina

L'ANNUNCIO DEL PAPA: "A MARZO MI RECHERO' IN AFRICA"

Arrigo Levi: "Pio XII nell'inverno del terrore" (La Stampa)

«La Bibbia giorno e notte»: un tentativo di riportare il testo sacro nella quotidianità (Osservatore Romano)

Mons. Forte: "Giovanni XXIII e il concilio della storia" (Osservatore Romano)

Messaggio del Sinodo ed appello per la libertà religiosa: i commenti di Corriere, Repubblica e Resto del Carlino

Suora indiana stuprata: «La polizia stava a guardare» (Zecchinelli e Barwa)

Intervista all'arcivescovo di Parigi alla vigilia della visita in Russia dove incontrerà Alessio II (Osservatore Romano)

Sinodo: comunione con i Cristiani in Terra Santa, appello ai governanti per la libertà religiosa, apertura del lettorato alle donne (Izzo)

Sinodo: la Bibbia deve essere letta alla luce della Tradizione (Izzo)

Il Papa ai Padri sinodali: "Il Sinodo è stato anche una scuola dell'ascolto. Abbiamo ascoltato gli uni gli altri. È stato un ascolto reciproco. E proprio ascoltandoci gli uni gli altri abbiamo imparato meglio ad ascoltare la Parola di Dio" (Discorso del Santo Padre al termine del pranzo con i Padri sinodali)

Carlo Di Cicco: "Il Sinodo alla prova". Il ruolo di Benedetto XVI (Osservatore Romano)

Sinodo dei vescovi, dialogo con gli ebrei confronto con Islam, apertura alle donne

Enzo Bianchi: "Il dinamismo della «lectio divina» nucleo della vita spirituale" (Osservatore Romano)

Sinodo dei vescovi, elenco finale delle proposizioni da presentare al Papa

Vaticano sospende vescovo indiano che ha adottato una ragazza

Gianni Gennari risponde per le rime ad Augias divenuto "avvocato difensore" di Politi e di se stesso

Secondo Repubblica sarebbero in corso ulteriori indagini del Vaticano sul "caso" Cantini

J. Ratzinger: "La liturgia è il centro della mia vita e della mia ricerca teologica" (dalla Prefazione all'Opera Omnia)

SINODO DEI VESCOVI SULLA PAROLA DI DIO (5-26 OTTOBRE 2008): LO SPECIALE DEL BLOG

OMELIE, DISCORSI E MEDITAZIONI IN OCCASIONE DEL SINODO DEI VESCOVI 2008

Vorrei ringraziare in questa sede Fra David per averci dato la notizia.
R.

Morto padre Michele Piccirillo, noto biblista e archeologo. I funerali mercoledì a Roma nella Basilica di San’Antonio

Stanotte a Livorno è morto improvvisamente, all’età di 64 anni, padre Michele Piccirillo, archeologo presso lo Studium Biblicum Francescanum di Gerusalemme, uno dei più grandi studiosi della Terra Santa. Il servizio di Virginia Volpe:

Nato nel 1944 a Casanova di Carinola (in Campania), padre Michele Piccirillo, francescano, era divenuto famoso in tutto il mondo per la sua attività di archeologo, legata soprattutto agli scavi del Monte Nebo in Giordania, e di biblista. I funerali si svolgeranno mercoledì 29 ottobre alle 10:30, a Roma, presso la Basilica di Sant'Antonio, mentre una cerimonia eucaristica verrà officiata a Gerusalemme, nella chiesa di San Salvatore, sede della Custodia di Terra Santa, il 25 novembre prossimo, per ricordare il trigesimo della sua morte. Sarà anche possibile rendere omaggio alla salma, martedì prossimo, presso la delegazione di Terra Santa a Roma, in via Matteo Bogliardo. L’archeologo aveva più volte sottolineato l’importanza della diffusione della Parola partendo dai fatti storici, come nell'intervista rilasciata alla nostra emittente in occasione della presentazione del libro “Gesù di Nazareth” di Benedetto XVI: "Credo che il Papa - aveva detto - voglia tirare le fila di un discorso che va avanti oramai da una cinquantina d’anni; passato cioè il periodo dell’Ottocento e poi anche la prima metà del Novecento, in cui si parlava un po’ di un Gesù mitico e dell’esegesi che guardava al Vangelo come un fatto semplicemente di fede, si sono fatti degli sforzi in Germania – ed anche fuori della Germania – per superare questa impasse e quindi di cercare di far capire che si può dare un messaggio di fede pur utilizzando fatti storici".
Il noto bilbista, riferendosi ai Vangeli, aveva aggiunto: "Abbiamo questi quattro Vangeli ed io, scherzando con i miei amici esegeti, dico: Scrivete tanti libri sui quei poveri quattro libretti, ma per fortuna che non li cambiate e restano sempre gli stessi!”.

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Riceviamo e con grande piacere pubblichiamo:

E' MORTO PADRE PICCIRILLO, IL GRANDE ARCHEOLOGO DI TERRA SANTA

(AGI) - CdV, 26 ott.

Grave lutto per la comunita' cristiana della Terra Santa: e' morto improvvisamente stanotte padre Michele Piccirillo, il grande archeologo della Custodia francescana, al quale si devono tra l'altro gli scavi sul Monte Nebo. Era noto all'opinione pubblica anche per aver ispirato i due romanzi di Franco Scaglia "Il custode dell'acqua" (che vinse il Super Campiello, e "Il gabbiano di sale". Nato nel 1944 a Casanova di Carinola in Campania, padre Piccirillo, era stato sottoposto di recente a un intervento chirurgico e si trovava in convalescenza presso i familiari a Livorno. Le esequie saranno presiedute dal custode di Terra Santa padre Pierbattista Pizzaballa mercoledi' 29 ottobre alle 10:30, a Roma, presso la Basilica di Sant'Antonio e la camera ardente sara' aperta il giorno prima presso la delegazione di Terra Santa a Roma, in via Matteo Bogliardo 16.
Padre Michele Piccirillo era archeologo presso lo Studium Biblicum Francescanum di Gerusalemme dal 1960, dopo la laurea in Teologia Sacra dall'Athenaeum Antonianium e la laurea in Studi Biblici dall'Istituto Biblico Pontificio, conseguite entrambe a Roma, dove nel 1975 aveva ottenuto anche il dottorato in archeologia presso l'Istituto di Studi per il Medio Oriente dell'Universita' La Sapienza di Roma. Sul Monte Nebo, a pochi chilometri da Amman, aveva accolto Giovanni Paolo II il 9 marzo del 2000, in occasione del viaggio in Terra Santa per il grande Giubileo, facendogli da guida nel museo che ha allestito e nel santuario dove ha riportato alla luce splendidi mosaici. E' il luogo dove Mose' e' deceduto dopo aver visto la Terra Promessa e gode di una vista spettacolare che va dal Mar Morto a Gerico e a Geruralemme che dista circa 40 chilometri. E' stato meta di pellegrinaggio per i primi cristiani provenienti da Gerusalemme. Qui nel IV secolo fu costruita una piccola chiesa per commemorare la morte di Mose'. Grazie a padre Piccirillo, alcune pietre di questa chiesa si possono vedere nella loro collocazione originale nella grande basilica del IV secolo ricca di sorprendenti mosaici bizantini. Nei due romanzi di Franco Scaglia (glorioso inviato del radiogiornale Rai e poi presidente di Rai Cinema) padre Michele, alias Matteo, si trova al centro di intrighi internazionali che contribuisce a svelare dopo rocambolesche vicissitudini. Dai due romanzi (veri e propri best-seller), al di la' dei colpi di scena, il lettore impara qualcosa di penetrante sullo scontro delle civilta' e i conflitti israelo-palestinesi, senza mai perdere di vista cio' che sta piu' a cuore all'autore, una costante riflessione sul male e sulla figura di Cristo come incarnazione suprema del bene.

© Copyright Agi

18 maggio 2007

"Colpevoli di crimini enormi" (Benedetto XVI ai preti pedofili)


CHIESA E PEDOFILIA: LA TOLLERANZA ZERO DI PAPA BENEDETTO XVI: I VIAGGI NEGLI USA ED IN AUSTRALIA ED I SINGOLI PROVVEDIMENTI

Cari amici, ho ricevuto molti messaggi in cui mi si chiede se e' possibile riportare tutti gli articoli ed i post sulla campagna intrapresa da Papa Ratzinger contro la gravissima piaga della pedofilia nella Chiesa.
Lo faccio con molto piacere ringraziando tutti per l'interessamento
.
Raffaella

La durissima lotta del Vaticano contro la pedofilia nella Chiesa inizia nel 2001 con il motu proprio di Giovanni Paolo II, "LITTERAE APOSTOLICAE MOTU PROPRIO DATAE quibus Normae de gravioribus delictis Congregationi pro Doctrina Fidei reservatis promulgantur".
Sulla base di questo importantissimo motu proprio, la Congregazione della dottrina della fede scrisse il documento "DE DELICTIS GRAVIORIBUS" a firma dell'allora cardinale Joseph Ratzinger (Prefetto) e dell'allora arcivescovo Tarcisio Bertone (Segretario).
Vedi anche la traduzione in italiano.
Quel documento non e', ovviamente, una libera iniziativa del cardinale Ratzinger ma si tratta di una sorta di regolamento attuativo del motu proprio papale.
Inoltre non si tratta di un "documento segretissimo", come qualcuno osa dire, essendo stato pubblicato (quindi non puo' essere segreto) addirittuta negli Acta Apostolicae Sedis, una sorta di "Gazzetta Ufficiale del Vaticano).
Come vediamo, leggendo attentamente e senza pregiudizi, il Motu proprio (di Papa Wojtyla) e la Lettera ai Vescovi (firmata da Ratzinger), nessuno ha mai voluto insabbiare nulla (come qualcuno ha malignamente affermato), anzi: entrambi i documenti vanno nella direzione di impedire la prescrizione di simili reati e l'insabbiamento. In particolare, il cardinale Ratzinger chiedeva «non solo di contribuire a evitare un crimine così grave, ma anche di proteggere con le necessarie sanzioni la santità del sacerdozio e la cura pastorale offerta dai vescovi e dagli altri responsabili ecclesiastici»..

C'e' poi la DURA CONDANNA di Papa Ratzinger nei confronti della pedofilia ecclesiastica, espressa il 28 ottobre 2006 di fronte ai Vescovi irlandesi.
Fatti non parole da parte del Pontefice!

A prova di quanto ho detto sopra, mi piace segnalare due articoli, pubblicati il 29 ottobre 2006, da un quotidiano insospettabile: Repubblica.
Sappiamo che il giornale di Ezio Mauro non e' propriamente filo-Ratzinger, eppure, OBIETTIVAMENTE, cosi' scriveva
:


LA CHIESA DI RATZINGER

Il Papa contro i preti pedofili "Colpevoli di crimini enormi"

Ratzinger: scoprire la verità e aiutare le vittime di abusi

Duro intervento davanti ai vescovi irlandesi in udienza "Minata la fiducia nella Chiesa, occorre ricostruirla"

ORAZIO LA ROCCA

CITTÀ DEL VATICANO

Gli abusi sessuali sui bambini «sono crimini abominevoli» che vanno perseguiti «con forza, determinazione e tempestività» per «punire i colpevoli e aiutare le piccole vittime». Ma quando i colpevoli sono «religiosi, questo particolare crimine diventa ancora più grande e la Chiesa deve fare tutto il possibile per assicurare alla giustizia chi lo commette, e nello stesso tempo dare sostegno alle vittime ed evitare che altre violenze simili possano ripetersi». Benedetto XVI davanti ad uno dei più grandi scandali esplosi negli ultimi anni in alcune diocesi della Chiesa cattolica: le violenze sessuali sui minori da parte dei preti pedofili. Tema scomodo e scottante affrontato ieri dal Papa per la prima volta, pubblicamente, da quando è asceso al soglio di Pietro, il 19 aprile 2005, ricevendo in Vaticano i vescovi irlandesi.
Era stato, nel marzo scorso, l´arcivescovo di Dublino, monsignor Diarmuid Martin, a rivelare che, secondo una inchiesta svolta tra i 2800 preti della sua diocesi, dagli anni ‘40 i casi di pedofilia accertati erano stati 350 e che i sacerdoti sospettati di aver compiuto violenze sessuali sono circa il 3 per cento del clero irlandese. Ieri l´arcivescovo Sean Bredy, primate d´Irlanda, ne ha parlato al Papa, e il pontefice ne ha tratto lo spunto per esortare tutta la Chiesa ad essere più «vigile ed attenta» verso un problema - gli abusi sui bambini - che scuote le coscienze e lacera le vite di tanti innocenti. «Voi - ha ricordato tra l´altro il Papa - , avete dovuto fare fronte negli anni recenti a molti e terribili casi di abusi sessuali su minori. Questi sono ancora più tragici quando ad abusare è un uomo di Chiesa. Le ferite causate da tali atti agiscono in profondità ed è un´operazione urgente ricostruire la fiducia e la sicurezza là dove esse sono state compromesse».

Di fronte a simili violenze, avverte Ratzinger, occorre «stabilire la verità per adottare qualsiasi misura necessaria per prevenire la possibilità che i fatti si ripetano, garantire che i principi di giustizia siano pienamente rispettati e, soprattutto, portare sostegno alle vittime colpite da questi enormi crimini».

«Parole giuste e sacrosante», commenta il cardinale Javier Lozano Barragan, ministro della Sanità della Santa Sede, nativo del Messico, uno dei paesi maggiormente colpiti da casi di abusi sessuali di preti. «Quando ero arcivescovo - ricorda il cardinale - di fronte a casi simili ero inflessibile e per niente tollerante. Occorre essere vigili, attenti, a partire dalla formazione nei seminari. Ma non va dimenticato che ci sono anche persone che denunziano la Chiesa solo per cercare di trarre vantaggi economici con l´inganno e la menzogna».

Repubblica, 29 ottobre 2006


IL RETROSCENA

La svolta di Wojtyla, la circolare di Ruini ai vescovi: quattro anni di sforzi per estirpare la piaga

Pubbliche ammende e lettere segrete così il Vaticano decise di dire basta

MARCO POLITI

CITTÀ DEL VATICANO

LA SVOLTA avvenne tra il 2001 e il 2002.
Protagonisti papa Wojtyla e l´allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, cardinale Ratzinger.

Scosso e disgustato dall´ondata di scandali che stava investendo la Chiesa cattolica degli Stati Uniti, Giovanni Paolo II ruppe con il secolare costume ecclesiastico dell´insabbiamento e si affrancò dai consigli di quanti in Curia propendevano per una «prudenza» molto simile all´omertà.

Di colpo il pontefice polacco tirò i freni e con un Motu proprio del 18 maggio 2001 sancì il ruolo centrale dell´ex Sant´Uffizio nell´affrontare il fenomeno.
Vennero poi le «Linee guida» elaborate da Ratzinger.

Ai vescovi del mondo il cardinale chiedeva «non solo di contribuire a evitare un crimine così grave, ma anche di proteggere con le necessarie sanzioni la santità del sacerdozio e la cura pastorale offerta dai vescovi e dagli altri responsabili ecclesiastici».
È questo il documento su cui oggi si basa la Santa Sede per contrastare e combattere la pedofilia del clero.
Al primo sospetto oggettivo il vescovo è tenuto a informare la Congregazione per la Dottrina della fede, che deciderà se far giudicare la questione a livello locale o avocare il procedimento in Vaticano. Lo stesso documento condanna ogni abuso della confessione per ottenere favori sessuali.

Per scongiurare frettolose archiviazioni Ratzinger - d´intesa con papa Wojtyla -prese anche la decisione di modificare i termini di prescrizione dei processi ecclesiastici. I dieci anni necessari per far decadere i procedimenti scattano (dopo la riforma del 2001) soltanto a partire dalla maggiore età della vittima, in modo da garantire a chi è stato abusato nel corso dell´adolescenza la piena facoltà di intervento in giudizio.
L´anno successivo il cardinale Ratzinger partecipò al vertice straordinario dell´episcopato americano, convocato a Roma, quando si stabilì «tolleranza zero» per i preti pedofili e l´immediato allontanamento di chiunque fosse coinvolto in indagini da incarichi ecclesiali a contatto con minori.
Le dure parole, usate ora da Benedetto XVI, trovano un precedente nell´escalation di interventi di Giovanni Paolo II dopo l´esplosione degli scandali. «L´abuso che ha causato questa crisi - disse ai vescovi americani nell´aprile del 2002 - viene giustamente considerato un crimine dalla società ed è anche un peccato sconvolgente agli occhi di Dio». Quando nel luglio del 2002 il pontefice polacco si recò a Toronto per la Giornata mondiale della gioventù confessò dinanzi a centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze che i preti pedofili provocavano in lui «un profondo senso di tristezza e di vergogna».
Molti ritengono che l´allusione di Ratzinger alla «sporcizia» nella Chiesa durante l´ormai famosa Via Crucis del 2005, poco prima della morte di Giovanni Paolo II, si riferisse anche ai casi di pedofilia diffusi in ogni parte del globo. Da pontefice Ratzinger ha costretto alle dimissioni - risparmiandogli l´onta di un processo ecclesiastico - il fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel, pressato da antiche accuse di pedofilia. Sulla situazione italiana il presidente della Cei Ruini mandò tempo fa una lettera a tutti i vescovi, che però non è mai stata pubblicata. Finora in Italia, tranne eccezioni, la tendenza nella gerarchia ecclesiastica è di aspettare le conclusioni della magistratura ordinaria, invece di punire per primi i colpevoli.

Repubblica, 29 ottobre 2006


Qualcuno confonde, in malafede o per ignoranza, il documento "DE DELICTIS GRAVIORIBUS" con il "Crimen Sollicitationis", un documento del 1962 (regnante Giovanni XXIII) che, ovviamente, non puo' essere stato firmato da Joseph Ratzinger visto che questi era felicemente impegnato a fare il professore universitario in Germania.
E' strano come, a volte, il merito vada all'uno o all'altro Papa a seconda delle simpatie dei media
.

Sullo stesso argomento vedi anche:

Violenze di preti su minori: bilancio della “purificazione” in corso

Fine della storia per il fondatore dei Legionari di Cristo

La prima sentenza del prefetto Levada fa tremare la Legione

Legionari di Cristo. Sempre più vicino il processo a padre Maciel

23 maggio 2007

Aggiornamento della rassegna stampa del 23 maggio 2007 (2)


Vedi anche:

Questo si' che e' giornalismo!!! Massimo Introvigne sulle accuse a Papa Ratzinger

Rassegna stampa del 23 maggio 2007

Un po' di chiarezza sulle infami accuse al Papa...

Aggiornamento della rassegna stampa del 23 maggio 2007 (1)


Ecco un articolo di "Repubblica" sul documentario della BBC.
Seguira' un mio commento ed il "retroscena" di Marco Politi
.
Raffaella


IL CASO

Acquistato il filmato della Bbc. I consiglieri Cdl: discuteremo la scaletta

Rai, sì al video sui preti pedofili Santoro rinvia la messa in onda

ALDO FONTANAROSA

ROMA - Ora c´è il timbro, il via libera del direttore generale. Dopo un consiglio di amministrazione molto spigoloso, Claudio Cappon stacca un assegno da 25 mila euro e compra il documentario della Bbc sui preti pedofili, "Sex Crimes and the Vatican". Cappon, però, ottiene da Michele Santoro tutte le garanzie che chiedeva. La puntata sulla pedofilia non andrà in onda domani (quando Annozero di Santoro si occuperà di legalità e sicurezza). Quest´ultima settimana di campagna elettorale, quindi, non sarà segnata da polemiche politiche sulla Rai, sui suoi programmi giornalistici, sui messaggi che essi trasmettono.
Ai preti pedofili, Santoro dedicherà la puntata del 31 maggio. Quel giorno, Annozero dovrà ospitare voci «autorevoli» che possano rappresentare al meglio le ragioni del Vaticano. Da questo punto di vista, Santoro ha offerto a Cappon le massime garanzie.
Eppure i consiglieri d´amministrazione del Polo continuano a puntare i piedi. Giuliano Urbani ricorda che Claudio Cappon è il primo responsabile editoriale dell´azienda: ogni errore, ogni eccesso di Annozero ricadrà sulla sua testa. Marco Staderini - che è l´uomo di Casini in Rai - assicura che nessuna trasmissione andrà in onda senza il pieno assenso del consiglio di Viale Mazzini. Si fa sentire lo stesso Casini, poi: «Se la Bbc manda in onda un documentario spazzatura, non capisco perché noi dobbiamo imitarla acquistandolo con i soldi della tv di Stato». Mario Landolfi, An, presidente della commissione di Vigilanza Rai, parla di decisione «pilatesca di Cappon. Consentirà a Santoro & Vauro di imbastire un processo mediatico contro la Chiesa cattolica». E anche Enzo Carra e Paola Binetti (della Margherita) si augurano che «la decisione di trasmettere un brutto programma inglese non trasformi una prossima puntata di Annozero in una manifestazione anticlericale finanziata dal canone».
E´ quasi più aperto Giuseppe Betori, segretario generale della Cei. Il rappresentante dei Vescovi precisa che la Chiesa non chiede alcuna censura preventiva del documentario. Si aspetta però «una chiara presa di distanza da tutte le falsità che il documentario della Bbc sembra contenere. Ne va della verità dell´informazione». Nino Rizzo Nervo e Sandro Curzi, consiglieri Rai in quota centrosinistra lodano la «pacatezza e l´equilibrio» di monsignor Betori. Il punto, insomma, non è certo censurare l´inchiesta. Il punto è semmai collocare la trasmissione in un contesto equilibrato e non scandalistico.
Ieri intanto l´emittente *******ha trasmesso un ampio estratto del documentario: la trasmissione di *********** ne ha fatti vedere 5 minuti, di quelli disponibili in Internet. Si tiene alla larga dall´inchiesta della Bbc, invece, il gruppo Mediaset. Lunedì Enrico Mentana aveva prenotato il video: «Se non lo prende la Rai, lo prendiamo noi a Mixer». Ipotesi scartata, in realtà, da Berlusconi in persona: «Dalle informazioni che ho, questo documentario è stato parecchio criticato anche lì in Inghilterra. Più che informazione è disinformazione. Il presidente di Mediaset Confalonieri mi conferma che non ha alcuna intenzione di acquistarlo».

Repubblica, 23 maggio 2007


Una domanda che mi esce dal cuore: se il documentario presenta delle lacune tali per cui Santoro e' costretto a rimandare di una settimana la messa in onda, perche' sprecare i soldi del canone per qualcosa che si qualifica, in realta', come una gigantesca patacca?
Personalmente gradirei che i miei soldi venissero spesi meglio ed invece noto che finiscono sull'isola dei famosi o nelle tasche della BBC...
Puo' darsi che, a gennaio, ci pensero' quando avro' in mano il bolettino per il rinnovo dell'abbonamento :-)
Seconda domanda: perche' di tutta questa faccenda non si occupa Marco Politi? Chi piu' di lui conosce la documentazione vaticana? Perche' assegnare un compito cosi' delicato ad altri mentre, oggi, Politi si limita a criticare Mons. Betori che parla di testamento biologico?
Mi dispiace che non se ne occupi Politi visto che lo scorso anno era stato molto obiettivo ed esaustivo in questo articolo che vi ripropongo:



IL RETROSCENA

La svolta di Wojtyla, la circolare di Ruini ai vescovi: quattro anni di sforzi per estirpare la piaga

Pubbliche ammende e lettere segrete così il Vaticano decise di dire basta

MARCO POLITI

CITTÀ DEL VATICANO

LA SVOLTA avvenne tra il 2001 e il 2002.
Protagonisti papa Wojtyla e l´allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, cardinale Ratzinger.

Scosso e disgustato dall´ondata di scandali che stava investendo la Chiesa cattolica degli Stati Uniti, Giovanni Paolo II ruppe con il secolare costume ecclesiastico dell´insabbiamento e si affrancò dai consigli di quanti in Curia propendevano per una «prudenza» molto simile all´omertà.

Di colpo il pontefice polacco tirò i freni e con un Motu proprio del 18 maggio 2001 sancì il ruolo centrale dell´ex Sant´Uffizio nell´affrontare il fenomeno.
Vennero poi le «Linee guida» elaborate da Ratzinger.

Ai vescovi del mondo il cardinale chiedeva «non solo di contribuire a evitare un crimine così grave, ma anche di proteggere con le necessarie sanzioni la santità del sacerdozio e la cura pastorale offerta dai vescovi e dagli altri responsabili ecclesiastici».
È questo il documento su cui oggi si basa la Santa Sede per contrastare e combattere la pedofilia del clero.
Al primo sospetto oggettivo il vescovo è tenuto a informare la Congregazione per la Dottrina della fede, che deciderà se far giudicare la questione a livello locale o avocare il procedimento in Vaticano. Lo stesso documento condanna ogni abuso della confessione per ottenere favori sessuali.

Per scongiurare frettolose archiviazioni Ratzinger - d´intesa con papa Wojtyla -prese anche la decisione di modificare i termini di prescrizione dei processi ecclesiastici. I dieci anni necessari per far decadere i procedimenti scattano (dopo la riforma del 2001) soltanto a partire dalla maggiore età della vittima, in modo da garantire a chi è stato abusato nel corso dell´adolescenza la piena facoltà di intervento in giudizio.
L´anno successivo il cardinale Ratzinger partecipò al vertice straordinario dell´episcopato americano, convocato a Roma, quando si stabilì «tolleranza zero» per i preti pedofili e l´immediato allontanamento di chiunque fosse coinvolto in indagini da incarichi ecclesiali a contatto con minori.
Le dure parole, usate ora da Benedetto XVI, trovano un precedente nell´escalation di interventi di Giovanni Paolo II dopo l´esplosione degli scandali. «L´abuso che ha causato questa crisi - disse ai vescovi americani nell´aprile del 2002 - viene giustamente considerato un crimine dalla società ed è anche un peccato sconvolgente agli occhi di Dio». Quando nel luglio del 2002 il pontefice polacco si recò a Toronto per la Giornata mondiale della gioventù confessò dinanzi a centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze che i preti pedofili provocavano in lui «un profondo senso di tristezza e di vergogna».
Molti ritengono che l´allusione di Ratzinger alla «sporcizia» nella Chiesa durante l´ormai famosa Via Crucis del 2005, poco prima della morte di Giovanni Paolo II, si riferisse anche ai casi di pedofilia diffusi in ogni parte del globo. Da pontefice Ratzinger ha costretto alle dimissioni - risparmiandogli l´onta di un processo ecclesiastico - il fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel, pressato da antiche accuse di pedofilia. Sulla situazione italiana il presidente della Cei Ruini mandò tempo fa una lettera a tutti i vescovi, che però non è mai stata pubblicata. Finora in Italia, tranne eccezioni, la tendenza nella gerarchia ecclesiastica è di aspettare le conclusioni della magistratura ordinaria, invece di punire per primi i colpevoli.

Repubblica, 29 ottobre 2006

Un vero peccato che Politi taccia su questo argomento...
Raffaella



Testamento biologico bocciato dai vescovi “Porta all’eutanasia”

Bagnasco assente al meeting della Bindi

MARCO TOSATTI
CITTÀ DEL VATICANO
La Chiesa italiana si prepara a un’altra battaglia, dopo quella sulla fecondazione artificiale e i Dico: lo ha fatto capire ieri il segretario della Cei, monsignor Giuseppe Betori, secondo cui i vescovi non vedono la «necessità» di una legge sul testamento biologico. «Più che contrarietà, diciamo che non vediamo la necessità di una legge sul tema», ha detto il presule, aggiungendo: «Non riteniamo necessaria una legge specifica sul testamento biologico; tutto ciò che è già presente nel rapporto malato-paziente è in grado di garantire la libertà del malato e la responsabilità del medico: ulteriori specificazioni potrebbero essere pericolosi scivolamenti verso esiti di tipo eutanasico».
E ancora una volta i laici cattolici scenderebbero in campo. Monsignor Betori si è detto completamente d’accordo con Savino Pezzotta sul fatto che una legge sul testamento biologico dovrebbe e potrebbe mobilitare la base cattolica, così come è accaduto per il Family Day. «Una eventuale legge sul testamento biologico - ha affermato il vescovo - non potrà non vedere l’azione del laicato cattolico; magari sarà in quel caso “Scienza e vita” a essere punto di coagulo del laicato cattolico», come è già avvenuto in occasione del referendum sulla legge 40.
Immediate le reazioni del mondo politico. «Io invece credo che una legge sul testamento biologico serva - ha detto il segretario Ds Fassino - naturalmente bisognerà realizzare una legge equilibrata e attenta e bisognerà salvaguardare lavolontà di ogni persona di disporre di sè stessa, del proprio corpo e della propria vita senza con questo scivolare in alcuna forma di eutanasia ».
Alle dichiarazioni di Betori ha risposto anche il diessino Ignazio Marino, presidente della commissione Sanità del Senato, secondo cui «la Chiesa ha dato indicazioni con il suo catechismo, lo Stato adesso deve poterlo fare con una legge».
Il parlamentare, cattolico, e autore tempo fa di un dialogo con l’ex arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini in tema di bioetica, rivendica la totale conformità della legge da lui presentata alla dottrina della Chiesa. «I principi contenuti nella legge che auspico sul testamento biologico - scrive Marino - non si discostano in alcun modo da quelli contenuti nel Catechismo della Chiesa Cattolica, come evidenzia anche il “Messaggero di Sant’Antonio” sul numero di giugno. Il Catechismo firmato dall’allora cardinale Ratzinger dice infatti che l’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all’accanimento terapeutico. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire».
Il senatore Marino ha poi annunciato che «il lavoro che la commissione Sanità del Senato sta portando avanti dalla scorsa legislatura, continuerà con il dialogo, il rigore e la serietà che l’ha caratterizzato fino ad ora». Fra l’altro, a breve termine la Congregazione per la Dottrina della Fede dovrebbe emanare un suo documento su questo tema. E’ una «risposta» ad alcuni quesiti avanzati dai vescovi americani in relazione al caso di Terry Schiavo, sulla liceità o no di porre fine a uno stato di vita vegetativa. E’ probabile però uno slittamento dei lavori in commissione per vedere se esiste la possibilità di un testo unificato che raccolga i sei già presentati, oppure decidere di scegliere un testo base. I documenti sono molto simili, ma su alcuni punti cattolici e laici si scontrano. In particolare: considerare o no terapie l’alimentazione e l’idratazione, da cui dipenderebbe la possibilità o no di sospenderle; volontarietà e obbligatorietà della redazione del testamento; a chi spetta la scelta finale, se deve essere il medico curante a dire l’ultima parola oppure se deve essere il paziente.
Il segretario della Cei ha toccato anche il tema del documentario della BBC sui preti pedofili. «Nessuna censura» ha detto Betori, ma «da parte nostra c’è la lamentela perché ci risulta che il documentario riporti molte falsità di fatto».

La Stampa, 23 maggio 2007

Anche questo articolo non e' approfondito...manca la citazione di tutti i documenti!
Raffaella

18 ottobre 2007

Concistoro: lo speciale di Avvenire


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CON LA CREAZIONE A CARDINALE DEL PATRIARCA DELLY

E il Papa ricoprì di porpora gli eroici cattolici iracheni

FULVIO SCAGLIONE

«La Chie­sa intera accom­pagna con affetto e ammirazione tutti i suoi figli e le sue figlie e li sostiene in quest’ora di autentico martirio per il nome di Cristo». Con queste parole, Papa Benedetto XVI si rivolgeva, il 21 giugno di quest’anno, a Emmanuel III Delly, arcivescovo di Baghdad e patriarca della Chiesa cattolica caldea dell’Iraq. E alla luce di quelle parole è inevitabile leggere la nomina di monsignor Delly a cardinale nel concistoro annunciato ieri per il 24 novembre.
Se si trattasse di un altro evento potremmo anche cercare di elencare qualche record, pure evidente. Per la prima volta un iracheno indosserà la porpora cardinalizia; a farlo sarà un religioso che ha appena compiuto 80 anni e che nel 2002, dopo quarant’anni esatti di servizio episcopale, si era per così dire 'ritirato' nel ruolo di vescovo emerito di Baghdad, per essere poi 'richiamato' nel 2003, l’anno della guerra anglo-americana contro Saddam Hussein, da una comunità che stava andando incontro agli anni forse più tremendi della sua storia recente, certo paragonabili al Settimo o all’Ottavo secolo della rapidissima e spesso feroce conquista islamica.

Ma in questo caso siamo di fronte alla Storia che si fa. Benedetto XVI non porta monsignor Delly al concistoro: porta piuttosto l’intera comunità cristiana in Iraq, la schiera al fianco di tanti iracheni che, ormai per il solo fatto di esistere, diventano testimoni e martiri della nostra fede. La tragedia investe l’intero Iraq e le sue diverse comunità, ma si accanisce con particolare ferocia contro i cristiani.

Erano quasi un milione prima della guerra, sono oggi ridotti a poco più di un terzo. Era una comunità disarmata ma rispettata, persino da un regime dittatoriale che non le risparmiava certo angherie e sopraffazioni. È, oggi, un popolo intimorito ed esule persino in casa propria, quella casa dove arrivò 600 anni prima dell’islam, costretto ad abbandonare città e luoghi di lavoro per cercare rifugio nelle regioni del Nord, da dove è poi drammaticamente più facile imboccare la strada dell’esilio, verso la Giordania o la Siria. Ieri accusati di collaborazione col regime, oggi altrettanto strumentalmente assimilati agli eserciti di chi quel regime ha fatto cadere.
L’uccisione dei sacerdoti, gli attacchi alle chiese, la persecuzione quotidiana fatta di minacce, ricatti, sequestri e violenze sta decimando una comunità che ha sempre contribuito in modo straordinario alla ricchezza spirituale dell’Iraq.
Prima traducendo in arabo il pensiero greco con il ponte della loro lingua aramaica, poi offrendo all’Occidente i frutti della cultura araba. Da ultimo, vivificando il mondo delle professioni e delle arti. Il martirio dei cristiani priva l’Iraq, qualunque assetto avrà in futuro e comunque lo immaginino i leader delle comunità islamiche, di un contributo ideale, civile, politico ed economico fondamentale. E sarà bene qui ricordare che monsignor Delly già nel 2005, presiedendo il Consiglio dei vescovi cattolici dell’Iraq, aveva espresso inquietudine rispetto all’articolo 2 della Costituzione irachena, quello che stabilisce che «nessuna legge può contraddire i principi islamici».
La nomina del patriarca Delly è anche, inevitabilmente, un forte richiamo del Papa alla sorte dei cristiani del Medio Oriente, sempre più deboli e minacciati. Fin troppo spesso questi ultimi custodi della Terra Santa ci hanno chiesto aiuto, soprattutto ci hanno chiesto di non essere indifferenti a un dramma che ferisce loro ma riguarda tutti.
Benedetto XVI ha risposto, ieri nel modo più chiaro ed eloquente. Adesso tocca agli altri. Adesso tocca a noi.

© Copyright Avvenire, 18 ottobre 2007


L’annuncio del Papa: saranno ventitré i nuovi cardinali

PIETRO E IL MONDO

DA ROMA SALVATORE MAZZA

Ventitré nuovi cardinali. Diciotto «elettori», ossia che potrebbero entrare in un eventuale Concla­ve, e cinque ultraottantenni. Riceveran­no la porpora il prossimo 24 novembre, «vigilia della solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo», come «con gioia» ha annunciato ieri lo stesso Papa Ratzinger al termine dell’udienza gene­rale. Della lista complessiva fanno parte sei italiani, tra i quali l’arcivescovo di Ge­nova e presidente della Conferenza epi­scopale italiana monsignor Angelo Ba­gnasco. «Ho ora la gioia di annunciare – ha detto Benedetto XVI – che il 24 no­vembre prossimo terrò un Concistoro nel quale, derogando di una unità al limite numerico stabilito dal papa Paolo VI, confermato dal mio venerato predeces­sore Giovanni Paolo II nella costituzione apostolica Universi dominici gregis, no­minerò 18 cardinali».
A questi, con la cui creazione il numero dei cardinali elettori sale a 121, il Ponte­fice ha voluto aggiungere tre vescovi e due ecclesiastici ultraottantenni, «parti­colarmente meritevoli» per il loro servi­zio alla Chiesa, tra i quali spicca il nome di Sua Beatitudine il patriarca di Babilo­nia dei Caldei Emmanuel III Delly, la cui porpora suona come un omaggio alla co­raggiosa Chiesa irachena.
Come consuetudine, è stato lo stesso Pa­pa a leggere l’elenco dei nuovi cardinali, a iniziare dagli arcivescovi di Curia Leo­nardo Sandri (Argentina, Prefetto della Congregazione per le Chiese orientali), John Patrick Foley (Usa, pro-Gran Mae­stro dell’Ordine equestre del Santo Se­polcro di Gerusalemme), Giovanni Lajo­lo (Italia, presidente della Pontificia Com­missione e del Governatorato dello Sta­to della Città del Vaticano), Paul Joseph Cordes (Germania, presidente del Pon­tificio Consiglio Cor Unum), Angelo Co­mastri (Italia, arciprete della Basilica Va­ticana), Stanislaw Rylko (Polonia, presi­dente del Pontificio Consiglio per i laici), Raffaele Farina, (Italia, archivista e bi­bliotecario di Santa Romana Chiesa). Quindi gli arcivescovi residenziali: Au­gustin Garcia-Gasco Vicente ( Valencia, Spagna), Sean Bapti­st Brady (Armagh, Ir­landa), Lluis Marti­nez Sistach (Barcel­lona, Spagna), André Vingt-Trois (Parigi, Francia), Angelo Ba­gnasco, Theodor-A­drien Sarr, (Dakar, Senegal), Oswald Gracias (Bombay, India), Francisco Ro­bles Ortega (Monter­rey, Messico), Daniel Di Nardo (Galveston-Houston, Usa), O­dilio Pedo Scherer (San Paolo, Brasile), e infine John Njue (Nairobi, Kenya).
Quanto ai cinque non elettori, oltre al già citato Delly, il Papa ha creato cardinali monsignor Giovanni Coppa, nunzio a­postolico; monsignor Estanislao Esteban Karlic, arcivescovo emerito di Paranà (Ar­gentina), padre Urbano Navarrete, già rettore della Pontificia Università Grego­riana e padre Umberto Betti, già rettore della Pontificia Università Lateranense. «Tra questi ultimi – ha aggiunto Bene­detto XVI – era stato mio desiderio ele­vare alla porpora anche l’anziano vesco­vo Ignacy Jez, di Koszalin-Kolobrzeg, in Polonia, benemerito presule, che ieri è improvvisamente mancato. A lui va la nostra preghiera di suffra­gio ».
«I nuovi porporati – ha quin­di detto il Pontefice – pro­vengono da varie parti del mondo. Nella loro schiera ben si rispecchia l’universa­lità della Chiesa con la mol­teplicità dei suoi ministeri: accanto a presuli benemeri­ti per il servizio reso alla San­ta Sede, vi sono pastori che spendono le loro energie a diretto contatto con i fedeli. Altre persone vi sarebbero, a me molto care, che per la loro dedizione al servizio della Chiesa bene meriterebbero di es­sere elevate alla dignità cardinalizia. Spe­ro di avere in futuro l’opportunità di te­stimoniare, anche in questo modo, a es­se ed ai Paesi a cui appartengono la mia stima e il mio affetto. Affidiamo i nuovi eletti – ha concluso – alla protezione di Maria Santissima, chiedendole di assi­sterli nelle rispettive mansioni, affinché sappiano testimoniare con coraggio in ogni circostanza il loro amore per Cristo e per la Chiesa».
Quello di novembre sarà il secondo Con­cistoro convocato da Benedetto XVI per la nomina dei nuovi cardinali, dopo quel­lo del 24 marzo 2006. La lettura dei nomi è stata sottolineata dagli applausi dei pre­senti, particolarmente intensi quando il Papa ha chiamato quelli di monsignor Ba­gnasco, per la cui elevazione alla porpo­ra la Cei ha espresso «gratitudine al San­to Padre», e di monsignor Comastri, già delegato pontificio a Loreto, la cui comu­nità in un comunicato ha ugualmente e­spresso «gratitudine per l’onore reso alla comunità lauretana e alla persona di monsignor Comastri, sempre vivo nel ri­cordo di tutti i fedeli». «La porpora cardi­nalizia è un grande atto di fiducia del San­to Padre nei confronti del vescovo che la riceve e nei confronti della diocesi che è sede cardinalizia – ha sottolineato Ba­gnasco, ringraziando il Pontefice –. È un grande onore per tutti, sia per il vescovo sia per la sua diocesi. Nel contempo, di­venta motivo di una maggiore responsa­bilità di fedeltà e di vicinanza con il Papa».
Tra gli arcivescovi elevati Rylko, Lajolo, Cordes, Sandri, Vingt-Trois assieme a loro due rettori emeriti della Gregoriana e della Lateranense.

© Copyright Avvenire, 18 ottobre 2007


La norma dei 120 elettori fissata da Paolo VI nel 1970

DA ROMA

È stato Paolo VI a fissare a 120 il numero dei cardinal elet­tori e, con il motu proprio del 1970 Ingravescentem aeta­tem, a stabilire che al compimento dell’80° anno di età i porporati perdono il diritto alla partecipazione al Conclave per l’elezione di un nuovo Papa ma non quello di essere eletti. La norma montiniana è stata ripresa e confermata da Giovanni Paolo II nella Costituzione Apostolica circa la vacanza della Se­de Apostolica e l’elezione del Romano Pontefice Universi Pon­tifici Gregis, promulgata il 22 febbraio del 1996. In essa si affer­ma che «nelle attuali contingenze storiche la dimensione uni­versale della Chiesa sembra sufficientemente espressa dal Col­legio dei centoventi cardinali elettori, composto da porporati provenienti da tutte le parti della terra e dalle più varie culture», con la precisazione che «non vuol essere affatto segno di mino­re considerazione il mantenimento della norma stabilita dal mio predecessore Paolo VI, secondo la quale alla elezione non partecipano coloro che hanno già compiuto, il giorno in cui i­nizia la vacanza della Sede Apostolica, gli ottant’anni di vita».
Questi tuttavia possono partecipare «alle riunioni preparatorie del Conclave» e, in particolare, spetta loro di «farsi guide» dei fedeli durante lo svolgimento dell’elezione e coadiuvare «con intense preghiere e suppliche al divino Spirito il compito degli elettori».

© Copyright Avvenire, 18 ottobre 2007


LA NOTA

«La porpora a Bagnasco segno di attenzione»

In una nota, monsignor Giuseppe Betori, segretario generale della Conferenza episcopale Italiana, anche a nome degli altri vescovi italiani, esprime gratitudine al Santo Padre, che, con gesto di benevola attenzione nei confronti della Chiesa italiana, ha voluto annoverare il presidente della Cei fra i membri del Collegio cardinalizio. Nel porgere vive felicitazioni a sua eminenza il cardinale Angelo Bagnasco, – conclude la nota – rinnova i sentimenti di stima e di affettuosa collaborazione al suo illuminato e generoso servizio per la Chiesa in Italia.

© Copyright Avvenire, 18 ottobre 2007


i profili

ANGELO BAGNASCO

L’arcivescovo di Genova è nato a Pontevico, in provincia di Brescia, il 14 gennaio 1943, da una famiglia genovese sfollata in Lombardia per la guerra. Ha frequentato il ginnasio e il liceo classico presso il Seminario arcivescovile di Genova ed è stato ordinato sacerdote il 29 giugno 1966 dal cardinale Giuseppe Siri. Vicario nella parrocchia di San Pietro apostolo e Santa Teresa del Bambin Gesù di Albaro dal 1966 al 1985; ricopre diversi incarichi diocesani. Laureato in Filosofia, viene ordinato vescovo il 7 febbraio 1998, e nominato ordinario militare per l’Italia il 20 giugno 2003. Il 29 agosto 2006 Benedetto XVI lo ha nominato arcivescovo di Genova e il 7 marzo 2007 è stato nominato dal Papa presidente della Conferenza episcopale italiana.


ANGELO COMASTRI

È nato il 17 settembre 1943 a Sorano, in provincia di Grosseto e diocesi di Pitigliano-Sovana­ Orbetello. Dopo le scuole elementari, frequentate nel paese natale, è entrato nel Seminario diocesano di Pitigliano. Ordinato sacerdote l’11 marzo 1967, il 25 luglio 1990 viene nominato vescovo di Massa Marittima-Piombino, sempre in Toscana. Ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 12 settembre 1990 dal cardinale Bernardin Gantin. Il 9 novembre 1996 è stato nominato arcivescovo prelato di Loreto. Il 5 febbraio 2005 Giovanni Paolo II lo ha nominato presidente della Fabbrica di San Pietro e coadiutore della Basilica di San Pietro in Vaticano.
Infine il 31 ottobre 2006 Benedetto XVI lo ha nominato arciprete della Basilica vaticana.


STANISLAW RYLKO

Nato ad Andrychow in Polonia il 4 luglio 1945, è stato ordinato sacerdote il 30 marzo 1969. Dal 1987 al 1993 è stato responsabile della sezione giovani del Pontificio Consiglio per i laici. Dal 1993 al 1995 è stato officiale della Segreteria di Stato. Il 6 gennaio 1996 è stato ordinato vescovo assumendo la titolarità di Novica. Dopo esserne stato segretario, il 4 ottobre 2003 è stato nominato presidente del Pontificio Consiglio per i laici.
L’incarico conferitogli da Giovanni Paolo II gli è stato confermato da Benedetto XVI il 21 aprile 2005. È stato tra i principali organizzatori delle Giornate mondiali della gioventù sin dalla prima edizione nel 1985.


PAUL JOSEPH CORDES

Il presidente del Pontificio Consiglio «Cor Unum» è nato a Kirchhundem, in Germania, il 5 settembre 1934. Dopo gli studi in Teologia a Munster e in Filosofia a Paderborn e Lione, è stato ordinato sacerdote il 21 dicembre 1961. Nel 1972 diventa segretario della Commissione pastorale nella segreteria della Conferenza episcopale tedesca.
Nominato vescovo di Naissus, l’attuale Niš in Serbia, e ausiliare di Paderborn il 27 ottobre 1975, riceve l’ordinazione episcopale il 1° febbraio 1976. L’11 marzo 1980 è nominato vice presidente del Pontificio Consiglio per i laici e il 2 dicembre 1995 viene nominato arcivescovo di Naissus e presidente del Pontificio consiglio «Cor Unum», incarico che ricopre sino al 2 aprile 2005 ricevendo, il 21 aprile successivo, la conferma della presidenza.


EMMANUEL III DELLY

Nato a Telkaif, archieparchia di Mossul dei Caldei, il 6 ottobre 1927. Emmanuel III (Emmanuel-Karim) Delly è stato ordinato sacerdote il 21 dicembre 1952. Il 7 dicembre 1962 ha ricevuto l’incarico di ausiliare di Babilonia e titolare di Paleopoli. Viene consacrato vescovo il 19 aprile 1963. Il 6 maggio 1967 è stato nominato arcivescovo di Kaškar. È stato consultore della Commissione di «Revisione del Codice di diritto canonico orientale» e della Commissione per i rapporti con l’Islam del Segretariato per i non cristiani (ora Pontificio Consiglio per il dialogo Interreligioso). Il 3 dicembre 2003 il Papa lo ha nominato Patriarca di Babilonia dei Caldei e arcivescovo di Baghdad.


LEONARDO SANDRI

Nato a Buenos Aires, in Argentina, il 18 novembre 1943, è stato ordinato sacerdote il 2 dicembre 1967 nella capitale argentina. Ha iniziato il suo servizio diplomatico nel 1974 in Madagascar per passare alla Segreteria di Stato dal 1977 al 1989 e alla nunziatura di Washington dal 1989 al 1991. Il 22 luglio 1997 viene nominato nunzio apostolico in Venezuela e l’11 ottobre dello stesso anno riceve l’ordinazione episcopale assumendo la titolarità di Aemona, l’attuale Lubiana. Il 1 marzo 2000 è diventato nunzio apostolico in Messico e il 16 settembre viene nominato sostituto della Segreteria di Stato. Nominato arcivescovo l’11 ottobre del 1997, il 9 giugno 2007 è diventato prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali.


GIOVANNI LAJOLO

Nato a Novara il 3 gennaio 1935, è presidente della Pontificia Commissione e del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. Ordinato sacerdote il 29 aprile 1960, il 3 ottobre 1988 è stato nominato segretario dell’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica e il 6 gennaio 1989 è stato ordinato arcivescovo con la titolarità di Cesariana. Il 7 dicembre 1995 è stato nominato nunzio apostolico presso la Repubblica federale di Germania e il 7 ottobre 2003 segretario per i Rapporti con gli Stati, carica ricoperta fino al 15 settembre 2006 quand’è stato nominato presidente de Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. Il 15 settembre 2006 il Papa lo ha nominato presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano.


RAFFAELE FARINA

L’arcivescovo Raffaele Farina, è nato a Buonalbergo (Benevento) il 24 settembre 1933. Entra nella congregazione dei Salesiani il 25 settembre 1949, prendendo i voti perpetui il 25 settembre 1954.Terminati gli studi in Teologia al Pontificio ateneo salesiano di Torino nel 1958, l’1 luglio dello stesso anno è ordinato sacerdote. Laureato in Storia ecclesiastica all’Università Gregoriana, insegna Storia della Chiesa antica alla Pontificia università salesiana di Torino diventandone rettore dal 1977 al 1983 e poi dal 1992 al maggio 1997 quando Giovanni Paolo II lo nomina prefetto della Biblioteca apostolica vaticana. Nominato vescovo titolare di Oderzo il 15 novembre 2006, riceve l’ordinazione episcopale il 16 dicembre. Il 25 giugno 2007 Benedetto XVI lo nomina archivista degli Archivi segreti vaticani elevandolo ad arcivescovo.


ANDRÉ VINGT-TROIS

L’arcivescovo di Parigi André Vingt-Trois è nato nella capitale francese il 7 novembre 1942. Ha studiato presso il Seminario di «Saint­ Sulpice» d’Issy-les­ Molineaux e ha conseguito il dottorato in teologia morale presso l’Istituto cattolico di Parigi. È stato ordinato sacerdote il 26 giugno 1969. Tra gli altri incarichi è stato docente al Seminario maggiore d’Issy-les-Molineaux (1974­1981); vicario generale di Parigi, e nominato dai vescovi della Regione apostolica d’Ile de France, direttore dell’Opera delle vocazioni (1981-1988). Vescovo ausiliare di Parigi dal 1988, ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 14 ottobre dello stesso anno. Arcivescovo di Tours dal 21 aprile 1999, è stato nominato arcivescovo di Parigi l’11 febbraio 2005.


GIOVANNI COPPA

È nato il 9 novembre 1925 ad Alba. Ordinato sacerdote il 2 gennaio 1949. Dopo la laurea in lettere all’Università Cattolica di Milano, è chiamato a Roma per prestare servizio prima alla Cancelleria apostolica e poi come officiale alla Segreteria di Stato. Il il 6 gennaio 1980 è consacrato arcivescovo, assumendo la titolarità di Serta con compiti di collegamento presso le rappresentanze diplomatiche in contatto con la Sante Sede. In questa veste ha visitato tutte le Nunziature, compiendo per cinque volte il giro del mondo. Nel 1990 diventa nunzio apostolico nella Repubblica cecoslovacca fino alla divisione del Paese. Dal 1 gennaio 1993 nunzio nella Repubblica Ceca e in Slovacchia mantiene quest’ultimo incarico fino al 2 marzo 1994.


UMBERTO BETTI

Una vita a servizio della teologia. È quella di padre Umberto Betti, il frate minore francescano originario della provincia di Arezzo che dal 1991 al 1995 è stato rettore della Pontificia Università Lateranense. Nato a Pieve Santo Stefano il 7 marzo 1922, ha emesso la professione perpetua nell’Ordine il 31 dicembre 1943 ed è stato ordinato sacerdote il 6 aprile 1946. Ha partecipato al Concilio Vaticano II sia come consultore della commissione teologica preparatoria, sia come perito e teologo dell’arcivescovo di Firenze, Ermenegildo Florit. Ha ricevuto nel 1995 da Giovanni Paolo II la croce «Pro Ecclesia et Pontefice». Dal 1995 al 2001 ha vissuto nel santuario della Verna, in provincia di Arezzo, e adesso fa parte della fraternità del convento di San Francesco a Fiesole. (G. Gamb.)

© Copyright Avvenire, 18 ottobre 2007